"LA SATIRA E' IL VENTO DELLA LIBERTA'": silvio berlusconi. Ansa, 23 marzo 2001, ore 10,11
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QUANDO UN UOMO CON LA PENNA INCONTRA UN UOMO CON LA MATITA, QUELLO CON LA PENNA E' UN UOMO MORTO!
NICO PILLININI
Non avendolo mai conosciuto di persona, ma solo attraverso le sue vignette, mi ero fatto l’idea che Pillinini fosse uno pseudonimo. Invece si chiama proprio così: Pillinini. Ed è una bella fortuna, quasi come quella che toccò a Totò da giovane, quando gli rifilarono un gancio sotto il mento e venne su con la faccia storta. Perché Pillinini è un cognome da satiro. I pillinini dum dum, acuminati ed esplosivi, che spara col suo schioppo ogni giorno dalla prima pagina della Gazzetta del Mezzogiorno, mirando dritto al culo della vittima designata, fanno un male bestia. Ecco, Pillinini - ne parlo sempre senz’averlo mai conosciuto - dev’essere proprio cattivo. Almeno quando prende la mira e fa fuoco. Perché le sue vignette, sono di una perfidia rara... segue più giù (Marco Travaglio).
I MIEI LIBRI EDITI DA DEDALO: La prima raccolta delle mie vignette.
prefazione di: Giuseppe Giacovazzo ( direttore de " la Gazzetta del Mezzogiorno" di Bari), presentazione di Pietro Marino ( vicedirettore de "la Gazzetta del Mezzogiorno" ) (1983). L'impertinenza è una parola che sa di Pertini. Pillinini ne ha fatto il titolo di questo volume. Sa di essere amato dal Presidente e si diverte a divertirlo. E' l'unico personaggio di fronte al quale gli cala dalle mani la sferza dell'ironia. Anzi lo ama perché rompe. Gli schemi naturalmente. Gli schemi della politica prefabbricata. ( Giuseppe Giacovazzo)... Ma guardatevi dalle apparenze. Pillinini non è di cuore tenero, anche se tratta di fame nel mondo, di calamità naturali, di morti eccellenti. E' chiaro che coltiva gli slanci umanitari e le sincere tensioni ideologiche della sua generazione: è per i poveri contro i ricchi, per i deboli contro i potenti, non sopporta le ingiustizie in genere. E' pacifista, ecologista, antinucleare. ( Pietro Marino).
PRIMA RACCOLTA SULL'ERA BERLUSCONI
interventi di: Giuseppe De Tomaso, Lino Patruno, Massimo Bucchi e Pino Aprile (2003)
LA REPUBBLICA DELLE BANANE
Interventi di Oscar Iarussi, Michele Mirabella, e Vauro (2004 ).
LA SAGA BERLUSCONI CONTINUA
Prefazione di Marco Travaglio...Mai compiacente, mai piacione, mai complice, mai ammiccante, men che meno bonario, Pillinini è l’esatto contrario di certi suoi colleghi (sempre più numerosi, purtroppo) che in tv e sui giornali dicono di fare satira e poi si compiacciono perché le loro vittime li ringraziano. Ecco, per chi fa satira i ringraziamenti della vittima sono come la menopausa, anzi come la pace dei sensi. La morte civile. Ci vorrebbe una legge Bacchelli, per questi vignettisti in disarmo che non fanno più ridere e ricevono commesse dal governo: noi vi diamo un tanto al mese, e voi fate il piacere di smettere. Per il vostro bene, e anche per il nostro.Dubito che Pillinini abbia mai ricevuto ringraziamenti. Nemmeno dall’aldilà, visto che – come satira comanda – riesce spesso a prendere per il culo anche i morti. Si capisce benissimo, dalle sue vignette, che prima di farle s’incazza, mentre le disegna è ancora incazzato. Tant’è che chi le guarda prima s’incazza e poi ride. O al massimo fa entrambe le cose contemporaneamente. Che poi sono le uniche due cose decenti che uno può fare di questi tempi. Per questo la sua satira, che Dino Aloi definisce “un detersivo per le coscienze”, è tutta salute. Non è facile, nonostante le apparenze, far ridere e far incazzare con il Cavalier Bellachioma. Più di quanto non faccia ridere e incazzare lui, intendo. Di solito la satira ribalta, deforma, caricatura, ma con Bellachioma bisogna prestare molta attenzione, perché ribaltandolo e deformandolo e caricaturandolo si rischia di riportarlo alla normalità e di farne addirittura una persona seria. Che c’è da esagerare in un tizio che un giorno si paragona a giorni alterni a don Sturzo, a De Gasperi, a Winston Churchill e a Napoleone? Nico Pillinini lo sa bene, e infatti quando si occupa del nostro Gnomo di Stato si limita a mostrarlo per quello che è (spesso ricorrendo a fotografie al posto dei disegni): tanto fa ridere da solo. E’ la cronaca che diventa satira senza nemmeno toccarla. Non è comunque Bellachioma la sua unica e principale fonte d’ispirazione, a dispetto del titolo di copertina che è dedicato inevitabilmente a lui. Intanto c’è la sua corte dei miracoli e dei miracolati, che per i satiri è manna dal cielo: quando mai ci erano capitati tutti insieme nello stesso schieramento e nello stesso decennio dei comici naturali come Gasparri, Giovanardi, Calderoli, Castelli, Buttiglione, Pera, Fazio? Le conferme viventi dell’aforisma di Mino Maccari: “L’attività del cretino è molto più dannosa dell’ozio dell’intelligente”. Una vignetta autoritrae l’autore in preghiera, affranto all’idea che Bellachioma si dimetta e sparisca dalla scena. Ma temo che Nico si sottovaluti, o sottovaluti l’Italia. A parte il fatto che la sparizione dello Gnomo di Stato è pura utopia (egli seguiterà a imperversare anche dall’opposizione: è capace, vedi 1996, di vincere anche quando perde), una sua eventuale eclissi non lascerebbe comunque Pillinini disoccupato. Intanto perché questa sinistra che si prepara al potere prim’ancora di averlo conquistato gli (anzi, ci) fornirà materiale da vendere. E poi perché lui riesce a far satira su tutto: dallo tsunami alla guerra, dal terrorismo al papa, dalla crisi della Fiat a quella del gas, dalla pedofilia alle epidemie alle banche. Io comunque, da giustizialista impenitente e un po’ sognatore, preferisco la vignetta del gangster che prepara la cella per l’arrivo di Dell’Utri. E quella di Previti che non si preoccupa delle sirene della sinistra intorno a Ciampi, bensì delle sirene dei carabinieri intorno a sé. Ma, si sa, al cuore non si comanda. In attesa che quelle vignette si avverino (la speranza è l’ultima a morire), abbiamo bisogno di lui e di quelli come lui più che del pane quotidiano. Quindi, caro Nico, dacci dentro. Continua a regalarci ogni mattina la tua piccola rivoluzione quotidiana. Perché - come scriveva Aleksandr Herzen - “il riso ha in sé qualcosa di rivoluzionario. In chiesa e a corte non si ride mai, almeno apertamente. Solo gli uguali ridono fra loro. Il riso di Voltaire ha distrutto più dei pianti di Rousseau”. (Travaglio) post-fazione Dino Aloi ( 2006 )
GIULIVO MA PER POCO
Prefazione di Gianrico Carofiglio Post-post fazione di Giorgio Cavallo
con Pertini
Nel 1985 fui invitato al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Sotto il braccio tiene il mio libro "IMPERTINENZE".
AL QUIRINALE NEL 1983
NICO E MARCO TRAVAGLIO
2009
NICO E SANTORO
2002 Festa Nazionale de "L'Unità".
STAINO E NICO
CINECITTA' 2007
MONICELLI E ME.
nel 2008
NICO con EDWIGE
ROBA DA NOVELLA 2000
ALBERTONE E NICO
1994
NICO E BRUNO BOZZETTO.
nel 2008
ROBERTO E NICO
nel 1982
BEPPE E NICO
nel 2003
VAURO E NICO
nel 2002
NICO E MASSIMO
nel 2002
GIANNI, MIO AMICO DA SEMPRE, NON C'E' PIU'. GRANDE GRAFICO, CLICCATE SULLA FOTO E STUPIRETE!
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